AUSTERITY E TORTELLI
Vito Villani (Vito dell’Arcoveggio)
In quel tempo non v’era “Regina” alcuna, che regnasse nel mio cuore... Sebbene fossi un “bèl susanèl, int al mèi dla vétta” (un ragazzone prestante e vigoroso, nel fiore della gioventù).
Finito il militare, però, avevo un gran bisogno “d’amore”. Così, facevo “l’Amleto” tra una “sturnèla ed Bulåggna” (ragazza di Bologna alta e formosa) e “un spaipat ed Môdna” (una modenese agile e minuta). Ben presto però, ho dovuto “vgnîr zå dal pair e arivèr al concuibus” (decidere e scegliere).
In quel tempo, giusto per inquadrare il periodo storico, i “Pû” (Pooh) erano ancora “pinén” (bambini) quasi come “cla fangénna dla Cheti” (piccola Ketty) e i “Mango Gerri” (Mungo Jerry) ballavano al ritmo di “In ze sâmmar-tâim (In the summertime) du du dudu dudu...”.
Eppure, “an era megga l’etè dla prêda (non era l’età della pietra) am pèr l eter dé! (mi sembra ieri!)”.
Correva l’anno ’73 e “chi sburdlån di democristiàn” (quei giocherelloni al govemo), “i s’êren andê a strulghêr” (s’erano inventati) “l’austerity”, un provvedimento che, alla domenica, limitava l’uso dell’auto a targhe alterne.
In quel tempo avevo appena “spianè un zänt-ventiòt nôv ed trånca” (comprato una Fiat 128) con targa dispari e un “maledetto week end” a targa pari, mi fermai a dormire e a mangiare, “a cà dal mî bel sprucajén” (a casa dalla mia bella ragazzina, snella e assai carina).
“L é acsé lò, che un pasdén ala vôlta ai ò tôlt un’arzdåura ed Môdna” (è proprio così che, un passettino per volta ho sposato una modenese).
Oggi dopo quasi quarant’anni, ho sempre vivo il ricordo di quei tortelli speciali, che faceva la sua mamma. Ma un dubbio mi assale ancora: “Am srò fât inturter de piò dala mî spuslénna frassca o dai turtlòn ed nòna Inès?” (mi sarò fatto convincere dalla mia sposina novella o dai tortelli di zucca di nonna Ines?).
“Intinimôd” (comunque), io ho avuto “un gran bòfic” (una fortuna sfacciata). Infatti, questa “galantarî” (leccornia) “an l’é brîsa andè a finîr, int al panirån ed Cùccoli”* (non e andata perduta). Ma è stata tramandata di madre in figlia. E ora, grazie “ala mî spuslòta” potrà essere condivisa da tutti i buongustai di LiberEtà; confidando che “da là in vatta” (di lassù) nonna Ines approvi!
* Cuccoli, famoso burattinaio bolognese, alla fine di ogni recita metteva i suo pupazzi a dimora in un gran cestone. Finire nel suo “panierone” va inteso come nel “dimenticatoio”.
Tortelli di zucca Turtlòn ed zòcca
Dose per sei persone O trî cunpâgn a mé
Difficoltà: Scapòzz:
dipende da chi spiana la pasta al stà såul in chi tîra la spojja còl matarèl
Ingredienti Ingrediänt
Per il ripieno e il condimento Pr al pén e la cònza
1,5 kg di zucca buonissima s l’é tréssta, piantè lé incôsa
(se è scadente, meglio lasciar perdere)
300 g di formaggio grana parmsàn arsàn stravèc’, ned dòvv as
stravecchio di montagna vadd i rundòcc’ dala pert naigra
300 g di burro fresco a m arcmànd ch’al butîr séppa frascc
200 g di mostarda piccante mustèrda picanténna
150 g di amaretti secchi sacc brascc
un limone biologico sänza paciûg
un po’ di marmellata di susine un brîslén ed marmelèta ed pròggn
un bicchierino di savor savåur o sâba (mosto cotto)
mezza noce moscata mèza nûs muschèta
sale e pepe masnè al mumänt (appena macinato)
Per la pasta Par la spòjja
350 g di farina 00 zèr, zèr e scarabòc
tre uova e un tuorlo un tårrel
Preparazione - Preparazian:
Pulite la zucca e cuocetela, “còn preferänza int al fåuren, parché l’avànza bèla sòtta”... (preferibilmente nel forno, perché riesce bene asciutta) nel frattempo, mettete gli amaretti in un sacchetto e pestateli con “al scumâca cherèn” (batticarne) fino a ridurli in polvere; sgocciolate e tritate finemente la mostarda, poi, in una capace terrina, unite la polpa di zucca, gli amaretti, la mostarda e la marmellata; quindi, grattugiate quattro cucchiaiate di grana, la noce moscata, la scorza del limone e aggiungete il succo di uno spicchio, sale e pepe, senza dimenticare “al bichîr rès ed savåur” (il bicchiere colmo di savor).
Cosa importante, è lasciar riposare il composto almeno 24 ore “int al giazarén” (nel frigo), trascorso questo tempo, versate la farina “in vatta al tulîr” (sulla spianatoia), fatevi la “fontana”, sgusciatevi in mezzo le uova, impastate la sfoglia e stendetela “sänza fèri di bûs” (senza buchi), con una rotellina dentata tagliatela a quadrettoni, riempiteli con mucchietti di composto e ripiegateli a triangolo, avvolgeteli al dito e costruite i tortelli.
Ponete a fuoco abbondante acqua salata e nel frattempo fate sciogliere il burro in un pentolino. Quando l’acqua alzerà il bollore, mettete i tortelli “int la pgnâta” (nella pentola) e mescolateli con delicatezza; scaldate con acqua calda una capiente terrina e man mano che vengono a galla scolateli con “la raménna” (mestolo forato) e adagiateli nel recipiente. Ora, irrorateli con abbondante burro fuso e spolverizzateli con il grana “sänza plòmma” (senza far economia). Fate un secondo strato, irroratelo di burro eccetera.
A lavoro ultimato, “incoperchiate” il recipiente e appoggiatelo sull’imboccatura della pentola contenente l’acqua in ebollizione, lasciatelo così per alcuni minuti, affinché i tortelli si insaporiscano per bene e... “bån aptît!”.
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