CAPPELLETTI MANTOVANI DELLA ZIA MARIA
Angelo Cislaghi
Natale dagli zii: ricordi, profumi, sapori e Cappelletti alla Mantovana
Purtroppo, se ne sono andati quasi tutti.
Passare il Natale dallo zio Dante era diventata una tradizione, una bella tradizione che con la mamma aspettavamo ogni dicembre con gioia.
L’invito arrivava puntuale, nella cassetta della posta, più o meno per Sant’Ambrogio, con un biglietto di poche parole, dentro la busta degli Auguri “cara sorella vi aspettiamo per il Santo Natale. Tuo fratello Dante”.
Lo zio abitava al secondo piano, quello più in alto, di una casa di pietra che dava sul fiume, “il Canale” come lo chiamavano quelli di lì.
Due grandi locali uno dei quali con tramezza in legno, che divideva il “salotto” dal cucinino arredato alla buona e con porta sul balcone a ringhiera; stufa a legna e niente acqua potabile, un secchio di rame con mestolo, da riempire “giù al fonte” parecchie volte al giorno.
Per noi bimbi, bere dal secchio e col mestolo, era una sorpresa tutti gli anni e tutti gli anni quell’acqua gelida era sempre più buona della nostra.
La casa aveva un lungo balcone in pietra, lungo tutta la facciata che dava sul Toce e sul ponte di legno che portava ai campi; nel “canale” poche barche di legno, qualche pietra per lavare i panni e branchi di pesciolini.
Al piano terra c’era il fornaio, il profumo del pane “avvolge” bene gli indimenticabili ricordi di quei Natali.
Lo zio Dante era “scappato” in Val d’Ossola per fare il partigiano; la retata delle brigate nere, quella sera al termine del cinema, lo aveva portato alla Caserma di Bovisio Mombello con un’altra decina di ragazzotti più o meno suoi coetanei.
Bastonate per tutti, minacce di manette e di finire prima in carcere a Monza e poi dritti Germania, se non saltavan fuori i nomi dei colpevoli dell’agguato.
Poche ore dopo però, in massa, la gente del paese costrinse i “Capi” a rilasciarli tutti, ché “questi ragazzi non c’entran niente col vostro regolamento di conti”…
E fu così che la val d’Ossola, il Lago Maggiore e …la guerra, regalarono la “morosa mantovana” al nostro caro zio Dante.
La famiglia della zia Maria, cinque in tutto, come molte altre famiglie, sfollata dalla provincia di Mantova x sfuggire ai disagi ed alla fame della guerra, trovò rifugio proprio nella zona del Lago, tant’è che appena finita la guerra, lo zio Dante e la zia Maria convolarono a nozze e misero su casa proprio a Fondotoce.
Del tutto diversi quegli anni per la mia povera mamma, rimasta vedova a 33 anni, con due bimbi piccoli di cinque e di un anno. Per lei, tornare tutti gli anni dal fratello, anche per soli pochi giorni e festeggiare insieme le Feste, era un invito che attendeva con trepidazione e le riscaldava il cuore.
Partenza al buio, in corriera al mattino della vigilia, poi il treno e il traghetto da Laveno a Intra, ed ecco lo zio puntuale ad aspettarci appoggiato al muretto dell’imbarcadero, con sciarpa, guanti e cappello e con la sua inconfondibile 600 verde.
Pochi chilometri, una manciata di minuti e tutti al caldo in casa, tra i baci, gli abbracci e la dolce cadenza mantovana della zia Maria, inframmezzata da continui “gioia…i miei nipoti”, “gioia…la mia cognata”, “gioia…come son contenta”, “fuori, fuori i cappotti, che qui si sta bene, allora…conta, conta…”
L’albero di Natale, il Presepe sul mobile davanti al lungo specchio, la televisione a gettoni, il profumo del pavimento in legno, la stufa con lo sbuffo di vapore dalla caldaietta.
Sul tavolo, nel cucinino, sotto un paio di canovacci bianchi, una spianata di Cappelletti fatti a mano, infarinati da poco e messi li per “riposarsi” x la sera di Natale: i Cappelletti alla Mantovana della zia Maria!!!
Un Rito! Tutti gli anni, fino alla scomparsa dello zio Dante, un Rito: l’invito, il viaggio, il lago, lo zio, il profumo del pane per la scala, la casa, la zia, i Cappelletti, il brodo di cappone, la mancia, i saluti, le lacrime, i vetri appannati del treno, il freddo intenso della nostra casa al ritorno, i fiori del gelo sui vetri.
Ne son passati tanti di anni, rimane qualche bella foto in bianco e nero, rimangono i ricordi bellissimi e tutti ancora intensi, come fosse ieri: le lucine, i profumi, i dolci, i doni, i sapori di quei semplici ed “unici” giorni speciali, le voci, i volti…i baffetti dello zio, la voce, la risata argentina ed il caschetto biondo della zia Maria…
Purtroppo, se ne sono andati quasi tutti…
Ricetta “Cappelletti Mantovani della zia Maria” (ricostruita a memoria, dalla nuora Maria Grazia)
Per la sfoglia: 3 uova, farina (quanto basta per fare una palla di pasta), due cucchiai d’acqua
Per il ripieno: 3 etti di carne di manzo, qualche fetta di prosciutto crudo, cipolla, fegatini di pollo, burro
Lavorare la pasta finchè sarà molto sottile.
Rosolare nel burro qualche fettina di cipolla, la carne, il grasso del prosciutto e le interiora di pollo, coprire col brodo di cappone e cuocere molto lentamente.
Far raffreddare la carne, tritarla fine, metterla in un tegame ed amalgamarla con parmigiano, un cucchiaio di pane grattuggiato e sugo di cottura x ottenere la giusta consistenza, il tutto a fuoco basso. Aggiungere poi della noce moscata.
Lasciare raffreddare ed aggiungere al composto freddo, le interiora di pollo tritate ed un uovo sbattuto.
Preparare i Cappelletti, infarinarli, coprirli con canovacci e cuocerli il giorno dopo nel brodo di cappone.
Servirli con una bella spolverata di parmigiano.
Buon Appetito!!!!
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